Una donna dotata di lungimiranza nel panorama dell’arte della seconda metà del Novecento, spinta dalla curiosità e dal coraggio di scoprire e lanciare nuovi artisti e nuove opere, cosmopolita per la sua storia personale e carriera professionale; si può così riassumere il profilo ideale di Ileana Schapira, meglio conosciuta come Ileana Sonnabend.
Nata nel 1914 a Bucarest, ben presto si avvicina al mondo dell’arte, divenendone una delle figure più influenti al mondo come gallerista e collezionista: le gallerie aperte nel corso della sua vita a New York e Parigi – sia con il primo marito Leo Castelli che con il secondo Michael Sonnabend – sono la chiara testimonianza della sua capacità di scoprire i nuovi movimenti emergenti europei e americani, Minimalismo, Arte povera, Arte concettuale, Transavanguardia, performance, Neo-espressionismo, Neo-geo e la nuova fotografia, ampliando una reputazione fondata sulla conoscenza approfondita dell’arte, sul desiderio del “nuovo”, sul carattere internazionale delle gallerie. Un ponte tra l’Europa, Il vecchio continente, e l’America, quello nuovo.
Molto forte anche il legame con l’Italia e in particolare con Venezia, dove vi soggiorna per molti anni durante il periodo estivo. A partire da un soggiorno a Roma nel 1960, durante il quale entra in contatto con la ‘Scuola di Piazza del Popolo’ e con il mercante d’arte Plinio de Martiis, e a Venezia nel 1962, dove diventano amici di artisti, critici e galleristi come Giuseppe Santomaso, Giuseppe Marchiori, Attilio Codognato, Giovanni Camuffo e Carlo Cardazzo, crea una fitta rete di amicizie italiane, tra cui spiccano i nomi di Gian Enzo Sperone, Germano Celant, Achille Bonito Oliva, Giuseppe e Giovanna Panza, e molti altri artisti di cui Ileana avrebbe esposto le opere tra Parigi e New York.
Ileana svolge un ruolo fondamentale nel portare Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, dove l’artista vince il Gran premio della Pittura, evento cruciale nella sua carriera, nella storia della Biennale di Venezia e nell’arte contemporanea europea e americana più in generale.
La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia non può che candidarsi di diritto come la sede ideale per ospitare questa mostra, per il legame profondo che legava le due donne: accomunate dalla stessa passione per l’arte e dall’essere allo stesso tempo galleriste e collezioniste, Peggy e Ileana si avvicinavano anche per il loro carattere deciso, autonomo e per l’incredibile capacità di “vedere oltre”, cogliendo le opere al momento giusto.
Ileana Sonnabend. Un ritratto italiano presenta oltre 60 opere di più di 50 artisti, selezionati da Antonio Homem, direttore della Sonnabend Gallery, New York, e figlio adottivo della collezionista. Tra i lavori in mostra un ritratto di Ileana di Andy Warhol, opere legate all’Italia di Rauschenberg e Cy Twombly, lavori di artisti italiani come Tano Festa, Lucio Fontana, Mimmo Rotella, Schifano e Piero Manzoni, opere di artisti americani ispirate alla cultura italiana (come per esempio Jim Dine, James Rosenquist, John Baldessari), di artisti dell’Arte Povera (Zorio, Anselmo, Calzolari, Jannis Kounnelis, e Merz), di vari fotografi internazionali (tra cui Bernd e Hilla Becher, Candida Höfer, Hiroshi Sugimoto, Max Becher e Andrea Robbins), e molti altri sia italiani (Giulio Paolini, Luigi Ontani) che internazionali (Bruce Nauman, Anselm Kiefer, Philip Haas, Rona Pondick). La mostra va oltre le tematiche strettamente legate alla nostra terra per indagare la diversità, originalità, nonché brillantezza della carriera di Ileana quale promotrice e collezionista di talenti artistici emergenti.
La mostra, organizzata dallo stesso Antonio Homem e Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, prevede un interessante catalogo, edito da Guggenheim Publications, che include saggi dedicati ad Ileana Sonnabend di Achille Bonito Oliva e Germano Celant, un’intervista ad Antonio Homem, e le schede delle opere di Mario Codognato.
Sostenuta da Intrapresae Collezione Guggenheim, con la collaborazione di Corriere della Sera, vede infine la collaborazione di Hangar Design Group per l’immagine coordinata della comunicazione, Radio Italia in qualità di media partner.
di Alberto Goattin



