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“Ti sposiamo, mare. In segno di vero e perpetuo dominio” dichiarava Venezia ribadendo il suo possesso sul mare Adriatico.

Ma come può una città sposare il suo mare? E’ possibile proprio a Venezia, dove nel 1177 il giorno dell’Ascensione (in dialetto veneziano Sensa) papa Alesssandro III e l’imperatore Federico Barbarossa stipularono uno storico trattato di pace che pose fine al secolare conflitto tra papato e impero.
In quel giorno, ogni anno, sul Bucintoro il Doge raggiungeva S. Elena all’altezza di San Pietro di Castello dove lo attendeva il Vescovo a bordo di una barca con le sponde dorate, pronto a benedirlo. Per sottolineare il dominio della Serenissima col mare, la Festa culminava con una sorta di rito propiziatorio: il Doge, una volta raggiunta la Bocca di Porto, lanciava nelle acque un anello d’oro. E così sposava il suo mare.

Oggi più che mai la festa suggella il suo rapporto con l’acqua dedicandole alcuni eventi di particolare suggestione e partecipazione come il corteo dogale in Piazza San Marco, il Mercatino della Sensa presso la chiesa di San Nicolò di Lido, le competizioni di voga alla veneta, il corteo acqueo delle Associazioni Remiere.

Ultima -ma non per importanza- la regata dei più piccoli, meglio conosciuta come la regata delle maciaree, nata dalla volontà, dal desiderio, ma anche dal dovere morale e storico di continuare la tradizione affinché la voga non si sbiadisca con il tempo e si ravvivi con i colori della giovinezza.

Da un invito fortemente e giustamente proposto da Giovanni Giusto, presidente della Associazione Remiere, hanno risposto con entusiasmo negli ultimi anni quasi tutte le remiere veneziane.
Una di queste, la Remiera Cannaregio presieduta da Marino Almansi, ci ha aperto le porte e mostrato i giovani regatanti in azione durante l’allenamento. Grinta, entusiasmo e passione sono state le prime sensazioni avvertite durante il breve ma intenso incontro con questi giovani.
«La passione – ci ricorda l’allenatore, Luciano De Min – è alla base di tutto, senza di essa lo sforzo nell’allenamento sarebbe fine a se stesso»: la stessa passione che per questa Remiera ne è divenuta quasi un “affare di famiglia”, con la figlia Nicoletta, responsabile della Remiera, e i nipoti Alessio e Zuleika giovani e abili atleti.
Maciarele o maciaree è il nome designato per distinguere le categorie dagli 8-13 anni non ancora compiuti (maciaree junior) e dai 13-15 anni non ancora compiuti (maciaree senior). Un nome che calza a pennello visto che, nel dialetto veneziano indica il più piccolo pesce di laguna non ancora cresciuto, queste giovani promesse non ancora cresciute possono e devono diventare il futuro vincente della voga alla veneta.

E di certo le motivazioni non mancano loro, sono i fatti a dimostrarlo: l’allenamento composto da corsa e vogata con andata e ritorno di 4-5 km non è certo uno scherzo, come sottolinea il loro allenatore, anche perché non differisce più di tanto da quello degli adulti che hanno in più il lavoro svolto in palestra.
E la competizione, la voglia di vincere emerge anche negli allenamenti – ricorda sempre Luciano De Min – ma senza scordare come tutto questo debba essere per loro un momento di crescita condivisa e socializzazione, oltre che un toccasana per la salute fisica.

A bordo della mascareta, l’imbarcazione riservata a questa competizione, i giovani partecipanti si sfideranno nel giorno della Sensa per decretare la “coppia” vincitrice, così suddivise alla partenza: Alessio Chiozzotto e Giacomo Marangon, Zuleika Fabris e Linda Doni, Chiara Marangon e Brian Palmarin (maciaree senior). Una gara vera e propria con tanto di regolamento come per esempio il giro del palo, che accresce ancor di più la loro voglia di vincere. Obiettivo che la coppia Alessio e Giacomo – i campioni in carica – vogliono confermare, mentre le altre cercheranno di impedirglielo.

Un’ultima considerazione, prima di lasciarci, viene fatta dall’allenatore: il recupero della festa della Sensa è estremamente importante perché i valori e le tradizioni veneziani non vengano trascurate. Un augurio che sempre più veneziani possano assistere alle numerose iniziative di tale giornata è testimonianza sincera di chi da sempre la vive come un momento unico e indelebile per la città lagunare. Un momento che per le nuove generazioni probabilmente assume più i contorni di una gara tra amici/rivali ma che al tempo stesso grazie alla passione dell’allenatore (e nonno al tempo stesso per alcuni) non perde quello smalto e quella vitalità di un tempo. Nelle ultime edizioni sempre più turisti vi hanno assistito e questo non è sicuramente un aspetto negativo, visto che questo evento da a Venezia l’immagine che merita a discapito di quella “da cartolina” a cui ci stiamo abituando.

E’ una riflessione per i veneziani, nella loro interezza, perché si riapproprino della loro storia, nel segno della continuità col passato.

Luisa De Salvo – Alberto Goattin


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