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E’ vero, i colori dell’Isola di Burano ammaliano.
Passeggiare lungo i canali strettissimi, attraversare i ponticelli di pietra e di legno, notare la varietà di barche ancorate alle rive ti fa pensare che stai camminando su un grande tappeto di giocattoli. Una volta ho avuto la fortuna di vedere l’isola dall’alto in elicottero, sembrava una costruzione con i mattoncini colorati che hanno riempito pomeriggi interi della nostra infanzia.
E’ perfino surreale questo gioiello senza tempo che galleggia placidamente sulla Laguna, incurante della sua distanza dal centro storico di Venezia, orgoglioso della sua unicità, protettivo dei suoi abitanti e delle tradizioni che così marcatamente lo contraddistinguono.

Burano è entrata nell’animo di Annamaria Cimbal cinque anni fa e non ne è più uscita. I colori dell’isola hanno stabilito una sintonia immediata con questa giovane e talentuosa artista Pop Art. Con gli abitanti del posto ha instaurato velocemente un legame familiare, e nel suo isolamento ha trovato un rifugio dalla massa che intasa e distrae.

L’esposizione “Made in Italy. L’arte italiana contemporanea nella sfida della globalizzazione” si inaugura l’8 Novembre all’interno di Montecitorio (Roma) e durerà 10 giorni. Per maggiori informazioni > AnnamariaCimbal.com

Al punto che Annamaria, che annovera tra le sue esperienze di vita e lavorative anche 5 anni a Singapore dove è nato il suo piccolo Matteo, ha trasferito il suo Studio dalla bagarre milanese alla tranquilla Burano, in Fondamenta della Giudecca, in una parte dell’isola leggermente defilata dalla via principale, tra case di Buranelli ed un ottimo ristorante di pesce.
Una scelta spiazzante, coraggiosa, che ha suscitato lo stupore di molti, ma che le permette oggi di dichiarare con invidiabile soddisfazione la sua felicità per essere riuscita a venire a “vivere nel colore”. E a chi le chiede cosa ci fa una pittrice della sua caratura in un’isola sperduta della laguna di Venezia, lei ribatte il suo personale stupore a non vedere piuttosto altri artisti al suo fianco, proprio in un’isola che annovera tra i suoi più antichi abitanti dei celebri pittori.
Annamaria Cimbal è così. Disarmante, limpida, concreta. E il suo atelier è un’esplosione di colori, un luogo piccolo ma incredibilmente magnetico, che nulla ha a che vedere con la seriosità che inibisce l’ingresso in molte gallerie d’arte. Per terra minuscole tessere di mosaico dividono il pavimento in sezioni di colori vivaci; alle pareti le espressioni del suo animo. Non si sa dove guardare: le faccine buffe di decine di “smile” tutti diversi, la schiera di I-pod coloratissimi e gocciolanti, ma anche l’espressione perplessa di un Charlie Chaplin precipitato coi pattini tra le risa degli spettatori, o lo sguardo candido di una conturbante Audrey Hepburn. Un cromatismo allegro e strutturato: da fuori a dentro lo studio, non si percepisce soluzione di continuità.

Questo Atelier sembra la naturale prosecuzione dei colori di Burano, è facile capire come tu ti senta a tua agio qui…
Non potevo non stare in quest’isola. Anch’io ho conosciuto Burano da turista, e l’emozione che mi ha dato la prima volta che l’ho visitata è stata tanto forte che ho pianto quando poi me ne sono dovuta allontanare. Non esiste altrove un luogo così immerso nel colore e autentico allo stesso tempo, nel senso che la gente ci vive, mangia e dorme.
Ho fatto un’esposizione a Cà Vendramin Calergi qualche anno fa e in quell’occasione ho ricevuto un riconoscimento dalla Città di Venezia per la mia arte. Credo molto nell’apparente casualità degli eventi, e quella volta l’ho vista come un segno del destino, come se la città mi stesse chiamando. In breve ho deciso di trasferirmi qui. A Milano non mi sentivo più di tornare, le mie emozioni erano ormai qui in quest’isola. E’ stato un cambiamento dettato dall’emotività, una scelta d’amore. Un investimento per la vita del quale non mi pento assolutamente. Trasferirmi qui da una metropoli come Milano ha realizzato la mia necessità di isolarmi, ma l’isolamento è solo apparente. La bellezza di lavorare qui è che mi si è aperto un mondo di grande scambio, sia con la gente del posto sia con persone delle più svariate nazionalità che entrano nel mio studio e con cui amo conversare. A Burano poi non arriva la massa di turisti, la sua lontananza da Venezia agisce da filtro naturale, così qui sbarca solamente chi è davvero interessato a visitare l’isola e per fare questo ha intrapreso un viaggio di tre quarti d’ora.

E i Buranelli come ti hanno accolto?
Magnificamente. In quest’isola c’è davvero molta comunicazione, e allo stesso tempo rispetto. Quando ho inaugurato il mio Studio di pittura ho organizzato qui in piazza una vera e propria festa assieme ai Buranelli, con prosecco e pesce fritto per tutti. Pareva il set di un film, con reti da pesca come allestimento, un’atmosfera di grande familiarità e condivisione, perché era proprio questo che volevo fare, dividere un’emozione ed un evento così importante con la gente del posto. Qui si è come una grande famiglia, con tutti i meccanismi di una qualsiasi famiglia, la protettività reciproca, il bene, l’aiuto ma anche la gelosia. Sono tutte normali manifestazioni dell’essere umano.

In effetti nell’arco della nostra chiacchierata Annamaria risponde varie volte a persone del posto che la salutano passando in fondamenta, scambia qualche parola con i vicini che si fermano e fanno capolino, oltre che naturalmente seguire i turisti che entrano incuriositi e che trovano in lei una affabilissima interlocutrice. La sensazione che ne deriva è davvero di una fusione sincera, una serena simbiosi con persone che si penserebbero al contrario più chiuse e abituate al loro isolamento.

Il colore è come la musica, si serve di una scorciatoia per raggiungere i nostri Sensi e suscitare delle Emozioni.

A volte capita che qualche amico di Burano passi per vedere se l’opera a cui sto lavorando è terminata, vengono anche dei bambini che rimangono silenziosamente a guardare mentre dipingo.
E’anche vero che spesso sono gli artisti a darsi un’aura di chiusura e inarrivabilità. Per me non è stato assolutamente così. Volevo trasmettere, aprire la comunicazione con chiunque fosse interessato a recepirla, e devo dire che questo è stato il luogo perfetto.
Certo che anche alle mie esposizioni entro in contatto e comunico con delle persone, ma lì il contesto è completamente diverso, come lo sono il tipo di pubblico, l’atmosfera, le aspettative. Qui è naturalmente tutto molto più spontaneo e familiare.
E’ questo che per me significa l’arte: principalmente comunicazione, il più possibile trasparente e diretta, come lo è la gente che vive qui. Le mie opere devono prima di tutto trasmettere un’emozione, devono colpire l’emotività di chi le sta guardando. Poi certo, si può disquisire sui dettagli, anche quelli più tecnici, ma intanto la comunicazione è avvenuta, soprattutto quando l’osservatore guarda l’opera e la immagina trasposta in uno speciale contesto, spesso la propria casa. Lo scambio comunicativo non si esaurisce con la vendita del quadro: una volta venduto, è importante anche per me capire dove poi viene esposto.

So che a breve esporrai al Parlamento Italiano…
Sì, esporrò a Roma, a Montecitorio, è un’esposizione autorizzata dal Presidente Gianfranco Fini che si inaugurerà il 9 Novembre a cui tengo molto e per la quale mi sto accuratamente preparando. Sarà diverso da esposizioni più eclatanti come la Biennale, sicuramente il contesto più ambito, dove però le opere vengono massificate. E’ un po’ il fenomeno che sta succedendo soprattutto a Milano, dove si assiste al fiorire quasi incontrollato di Gallerie d’arte, ulteriore motivo che mi ha spinto a scegliere un luogo di lavoro decisamente più isolato.
Quella al Parlamento sarà invece un’esposizione personale, lo considero come un grosso riconoscimento da parte dello Stato Italiano.

Annamaria mi indica una tela che sarà esposta in quest’occasione: si intitola “Fratelli d’Italia”, e rappresenta due bambini a testa in giù nell’atto di fare una verticale contro il muro. In uno sfondo di colori sgargianti e allegri, l’artista mi fa notare i vestiti dei bambini, che tra maglietta, pantaloncini e calzetti compongono i colori della bandiera Italiana. “E’ un tricolore capovolto. Sarà un tocco ironico all’interno dell’esposizione” ammicca.

E attualmente a cosa stai lavorando?
In questi giorni mi sto dedicando alla mia personale rivisitazione del Cenacolo Leonardesco. E’ una delle opere più importanti della nostra italianità, e il mio messaggio è di non stancarsi mai di promuoverla e di innalzarla. Nel mio Cenacolo le forme, le distanze, le sagome saranno rigorosamente rispettate, ma ogni apostolo sarà dipinto con un colore diverso. Alla base della scena, ci sarà una scritta con lettere Pop che recita “Uno di voi mi tradirà”. Con questo intendo, oltre che suscitare un’emozione, provocare anche un barlume di riflessione.

Non corri il rischio di essere criticata per trattare in chiave moderna un tema così pregno di sacralità?
Tutt’altro. Io sono molto credente, e pervado la mia arte di ciò che mi emoziona profondamente. La fede per me è gioia, è colore, e merita di essere trasmessa. Tempo fa ho dipinto una Madonna col Bambino, e di quella tela ho prodotto anche dei poster, per permettere a chi lo volesse di portarne via una copia, nell’impossibilità di acquistare l’originale. L’idea che alcune persone, giovani soprattutto, abbiano acquistato quel determinato poster piuttosto che altri con temi più comuni, come la tela con gli i-pod colorati, e che grazie alla mia arte potessero avere in casa una rappresentazione religiosa, per me è impagabile. Sono comunque rappresentazioni eleganti, mai blasfeme o provocatorie come se ne vedono molte in giro adesso.

In effetti il problema dell’arte contemporanea è che spesso diventa poco comprensibile in questo senso, e purtroppo a volte vengono esposte in contesti prestigiosi delle opere che sembrano più obbedire a delle leggi di mercato.

Proprio così. Non capisco certe forme espressive che devono per forza essere eclatanti, rasentando spesso l’oltraggioso. L’artista si è purtroppo ingenuamente allineato ad una nuova dimensione dove l’elemento trainante è il marketing. Si è introdotta la speculazione e si è abbassato il valore intrinseco della comunicazione artistica. Dove una volta si era seguiti da autentici storici dell’arte, adesso si ricevono critiche e recensioni da persone che magari l’arte l’hanno sì studiata ma non ne hanno grande esperienza. Il risultato è che l’artista si trova ad essere letteralmente pilotato da galleristi e curatori di ogni sorta, che rischiano di sacrificare l’istinto espressivo dell’artista in favore della richiesta del mercato. Si obbedisce sempre più alle esigenze di sponsor, o ai capricci di un collezionista, anche in eventi artistici di respiro internazionale, che io considero al contrario come luoghi sacri per un’esposizione, il punto d’arrivo e l’ambito premio dopo anni di esperienza e di lavoro.
Adesso poi secondo me un artista non ha neanche più bisogno di essere per forza affiancato, perché la capillarità e la popolarità di Internet, unita alla possibilità di viaggiare il mondo fanno in modo che l’artista possa tranquillamente promuoversi da solo. Io mi pregio di essere un’ “autonoma”, senza curatori o figure simili. Il mio percorso me lo sono sempre disegnato io fin dai tempi degli studi, ho sempre scelto liberamente dove esporre e non potrei mai accettare di essere influenzata dal mondo speculativo.

Chi è stato il tuo mentore?
Il Maestro Ezio Cella, che ha esposto con i più grandi surrealisti, e che fin da quando ho mosso i miei primi passi professionalmente, mi ha preso per mano e anno dopo anno mi ha fatto conoscere le personalità più note del mondo dell’arte.
Con lui ho l’onore ed il piacere di condividere un progetto per l’Isola di Burano, come segno di gratitudine per ciò che quest’isola mi sta dando. Sono Presidente dell’Associazione GLOBEinART che ha il Maestro Ezio Cella come Vice Presidente. Insieme stiamo progettando di far uscire l’arte dalle case dei Buranelli.

In che senso?
Burano ha un’importante storia di pittura alle spalle, e la gente ignora quanti siano i quadri di valore che alcuni Buranelli hanno nelle proprie case, appesi alle pareti e custodi di chissà quali storie e voci del passato. Il progetto è appositamente pensato per coinvolgere gli abitanti dell’isola, incoraggiandoli ad esporre i quadri che risalgono al periodo d’oro della pittura Buranella. In particolare vogliamo sottolineare il legame tra la persona che possiede il quadro e la storia dell’artista che lo ha dipinto. Il mio apporto sarà di rivisitare il passato dell’isola in chiave più contemporanea.
Burano ha una sua storia da raccontare attraverso la pittura ed è ora che lo faccia in maniera internazionale; in questo modo il progetto va oltre il solo spazio del mio Studio, ma si rivolge e comunica con il mondo, da qui il nome dell’Associazione.
Un’altra idea di GLOBEinART sarà l’ospitare nelle case dei Buranelli per esempio studenti di Pechino – alla cui Biennale ho esposto nel 2008 – progetto per cui sono in stretto contatto con i massimi professori dell’università cinese (immagina che effetto possa fare!). Un’iniziativa che miri a spiegare prima di tutto le nostre tradizioni e poi che porti a suscitare emozioni tramite la luce lagunare ed il paesaggio, che spieghi la vita degli artisti di un’altra epoca che come me hanno scelto Burano. Questo mix dovrebbe portare alla naturale conseguenza di ispirare gli studenti e stimolare la loro interpretazione artistica. Ezio Cella parteciperà ai corsi di pittura come Maestro mettendo a disposizione la sua esperienza.
Non solo, ma in occasione della Mostra Internazionale del Cinema ci piacerebbe che venissero proiettati dei film anche qui in isola, ma non in un’arena, bensì sui muri delle case, allestendo delle panchine magari in un campo o una piazzetta, come un vero “Cinema Paradiso”. L’effetto sarebbe sicuramente coinvolgente, e le persone qui per iniziative come queste hanno molto entusiasmo.

A breve si parte di nuovo per un altro viaggio, dunque. Un viaggio per mare perché – mi rivela Annamaria – il suo Studio è il sommergibile Yellow Submarine, che in tempo di lavori e progettazione rimane attraccato a terra con delle corde attorno alle bricole ai lati esterni dell’ingresso (ci sono davvero! Folgorante).
E quando invece Annamaria è in trasferta per qualche esposizione, le cime sono sciolte, le imposte chiuse, e il sommergibile prende il largo, carico di colori.

Intervista a cura di Valentina Tommasi


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