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Un festival come “agorà del teatro”, un’occasione per (ri)chiamare i migliori nomi della scena teatrale internazionale è l’intenzione principale del neodirettore della sezione Biennale Teatro, il giovane regista catalano Àlex Rigola. Con il coinvolgimento di addetti ai lavori quali registi, coreografi, artisti, architetti e scenografi, esperti di video-scrittura e creatori di luci, Venezia mira infatti a diventare non solo quel “palcoscenico del presente e contemporaneo” attraverso gli spettacoli fortemente voluto dal presidente Baratta ma anche ad ampliare la sua prospettiva, proponendo a volo d’uccello – di chiara veneziana memoria – incontri aperti al pubblico, momenti di laboratorio e formazione pratica con il fine ultimo di coinvolgere professionisti e non per un’approfondita riflessione sul far teatro oggi.

Il 41. Festival Internazionale del Teatro, che “invaderà” la città lagunare nella settimana dal 10 al 16 ottobre, ha nella sua programmazione un totale di oltre 40 appuntamenti per un’offerta ricca e soprattutto variegata.

Nel segno della continuità con le edizioni del precedente direttore – il regista Maurizio Scaparro – anche quest’ultima ha già conosciuto una prima fase laboratoriale: i nomi impegnati tra l’autunno 2010 e la primavera di quest’anno erano Ricardo Bartís, Calixto Bieito, Romeo Castellucci, Jan Fabre, Rodrigo García, Jan Lauwers, Thomas Ostermeier, registi dal segno inconfondibile che hanno riscritto la scena in termini radicali e oggi nomi di richiamo per tutti i festival che contano. Rigola è riuscito nell’intento di coinvolgerli tutti e quanti per un progetto – una versione personale e contemporanea dei sette peccati capitali – durante la seconda tranche della 41. edizione con risultato finale uno spettacolo, I sette peccati, programmato per l’ultimo giorno del festival un percorso di sette brevi spettacoli, come uno sguardo prismatico sul nostro presente.

Di ognuno dei sette registi coinvolti nei Sette peccati, Rigola ha scelto poi di portare uno spettacolo che fosse rappresentativo della loro poetica.

All’acclamato e graffiante Amleto di Shakespeare secondo Thomas Ostermeier spetta l’onore di inaugurare il Festival il 10 ottobre al Teatro Goldoni. L’11 ottobre la volta di due artisti di punta della fertilissima scena fiamminga: Jan Fabre, che a Venezia porta il suo ultimo spettacolo, Prometheus Landscape II, anch’esso in prima per l’Italia al Teatro Piccolo Arsenale, e Jan Lauwers e la sua Needcompany, interprete al Teatro alle Tese di Isabella’s Room, considerato uno spettacolo cult della compagnia. Lo sport antico e un tempo popolare del pugilato si fa metafora di un Paese e di una società nello spettacolo El Box di Ricardo Bartís, regista capostipite del teatro di ricerca in Argentina. Noto alle scene europee, ma raramente invitato in Italia, Bartís sarà per la prima volta alla Biennale sul palcoscenico del Teatro alle Tese il 12 ottobre. Protagonisti della giornata del 13 ottobre, due personalità quasi antitetiche come Romeo Castellucci e Rodrigo García: il primo con la Socìetas Raffaello Sanzio affronta la complessità dello sguardo nel suo secondo studio Sul concetto del volto nel Figlio di Dio al Teatro Piccolo Arsenale, mentre il regista ispano-argentino, al Teatro alle Tese con Muerte y reencarnación en un cowboy, prende a pretesto il mito western per uno dei suoi esplosivi attacchi ai riti quotidiani della nostra società. Di Calixto Bieito, che tanto ha fatto parlare per le sue iconoclaste regie liriche, ma raramente presente in Italia con il suo lavoro teatrale, il 14 ottobre al Teatro Goldoni, in prima per l’Italia, Desaparecer, un “poema-concerto per due voci perse nella nebbia”, che parte da una duplice ispirazione letteraria, Edgar Allan Poe e Robert Walser, e fonde le due passioni di Bieito – teatro e musica.

Affiancati dal nucleo originario di artisti coinvolti, Rigola ha poi invitato i campioni del cosiddetto teatro post-drammatico, Stefan Kaegi con il suo collettivo Rimini Protokoll e due artisti della coreografia come Josef Nadj e Virgilio Sieni. Anche in questo caso laboratori e spettacoli sono un progetto integrato. Stefan Kaegi con un laboratorio, Video Walking Venice, che ha il sapore di uno dei tipici interventi urbani del gruppo, con i partecipanti sguinzagliati per campi e calli di Venezia armati di iPod touch. Il laboratorio viene inserito negli ultimi tre giorni del Festival, il 14, 15 e 16 ottobre, in un percorso a partire da Ca’ Giustinian. Del collettivo berlinese previsto anche l’ultimo spettacolo, Bodenprobe Kaschstan, il 15 ottobre al Teatro Piccolo Arsenale, uno spettacolo che intreccia il percorso del petrolio ai flussi migratori tra le ex repubbliche sovietiche e la Germania.

Josef Nadj e Virgilio Sieni, figure atipiche del mondo coreografico, all’incrocio tra danza, teatro, arti figurative, sono impegnati entrambi con un laboratorio sul movimento dedicato ad attori e due spettacoli: Woyzeck ou l’ébauche du vertige di Nadj, un esempio dei più intensi della poetica fatta di gesti, oggetti, apparizioni dell’autore franco-ungherese, in scena il 15 ottobre al Teatro alle Tese; e Osso, il toccante e intimo dialogo tra un padre e un figlio, costruito sulla sapienza di gesti quotidiani che diventano rito, di Virgilio Sieni, in scena il 16 ottobre.

Tra i laboratori si segnalano anche quelli più “tecnici” ovvero di scenotecnica, allievi del corso in Scienze e Tecniche del Teatro dell’Università Iuav, sulla costruzione delle scene originali per l’allestimento di El Box di Ricardo Bartís. L’artista delle luci Carlos Marquerie con un laboratorio alla scoperta dei segreti dell’illuminotecnica nell’era della tecnologia digitale; mentre Àlex Serrano, autore di tanti progetti multimediali d’avanguardia, con un workshop per registi teatrali su modalità, tecnica e creatività nell’impiego del video in tempo reale.

Ai fondamenti della nostra cultura teatrale, a Shakespeare, al suo impareggiabile verso e alla sua scuola di recitazione, al modello con cui per ogni attore è indispensabile confrontarsi, è dedicato un altro laboratorio. E all’esercizio della critica, infine, strumento indispensabile di una civiltà teatrale, è dedicato un laboratorio condotto da Andrea Porcheddu per l’intera settimana del Festival. Prolungamento del “Progetto OctoberTest”, che aveva accompagnato il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche, ai sette giovani critici che hanno seguito la prima parte, si aggiungono altri cinque selezionati per seguire su carta e su web lo svolgimento completo del Festival, fornendo un “foglio” accessibile a tutti e costantemente aggiornato.

Gli incontri con il pubblico e una conferenza sulla scenografia completano il quadro delle offerte che coinvolgono più direttamente addetti ai lavori e pubblico interessato. Venezia è anche “spettatrice attiva” della rassegna: in virtù del concetto di vivere la città, vero e proprio leitmotiv della Fondazione, troviamo coinvolte la sede storica della Biennale – con la Sala delle Colonne e il Laboratorio delle Arti di Ca’ Giustinian – e i tradizionali spazi all’Arsenale – con il Teatro alle Tese e il Piccolo Arsenale; le sale del Teatro La Fenice – Apollinee e Rossi; il Teatro Goldoni, il Teatro Fondamenta Nuove e il Teatro di Ca’ Foscari a Santa Marta “Giovanni Poli”; il Conservatorio Benedetto Marcello – con la sala dei concerti e la sala prove. Tra le istituzioni coinvolte l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e la sua sala del Portego; il Laboratorio Alias; Arteven, con cui quest’anno ha realizzato la tournée dello spettacolo di Ivo nel Veneto, il Teatro La Fenice, il Conservatorio Benedetto Marcello, l’Università Iuav, il Teatro Fondamenta Nuove e l’ormai consueto apporto della Regione Veneto.

Alle giovani compagnie italiane più innovative il 41. Festival Internazionale del Teatro riserverà uno spazio quotidiano (dall’11 al 15 ottobre). E’ Young Italian Brunch, che scherzosamente allude all’orario – le 13.00 – in cui si presenta un assaggio del panorama nazionale, con il desiderio di rendere visibile soprattutto a operatori e curatori stranieri quanto offre una scena esuberante ma ancora poco nota ai circuiti internazionali.

Venice In è quindi orgogliosa di pubblicare in esclusiva un’intervista a Ricci/Forte, un binomio indiscusso della drammaturgia italiana contemporanea, qui protagonista/i con la loro ultima creazione, lo spettacolo Grimmless.

di Alberto Goattin


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