Il divenire – affermava il filosofo presocratico Eraclito – è la sostanza dell’Essere poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione: tutto cambia e si trasforma (“panta rei”, cioè “tutto scorre”), quello che sembra statico alla percezione sensoriale in verità è dinamico e in continuo cambiamento.
Il divenire è anche nel DNA della prossima rassegna internazionale di Musica Contemporanea promossa dalla Biennale di Venezia.
Mutanti, il nome scelto per la 55. Edizione del Festival dal direttore Luca Francesconi, è la risposta ad un’esigenza di fondo: “Forse stiamo assistendo a una sorta di mutazione genetica della cultura occidentale, della nostra tradizione. Viviamo in un mondo che fa sembrare anacronistici non solo il pensiero, l’approfondimento e la fatica, ma anche la matita e la carta, la pratica, l’artigianato. Oggi che tutto è a portata di un click, è sempre più evidente la tentazione di liberarci della memoria, sognando di essere più leggeri. La Biennale Musica 2011 parla di mutanti, di qualcosa che finisce, per lo meno nella forma in cui la conosciamo, per diventare altro”.
Bisogna andare al di là della mera esibizione, entrare nel terreno dell’indagine e della sperimentazione: diktat motivati dalla necessità di orientarsi in un mondo, una società dove il 2.0, i social network e il multitasking rischiano di frenare questo divenire.
E l’artista, tramite la nota e il proprio strumento, riveste – secondo il direttore – il ruolo demiurgico di capire cosa può essere tenuto o no, della società ma anche della proposta musicale finora propinata.
Con un programma costituito da 76 compositori, più di 80 brani di cui 27 novità assolute, e oltre 20 appuntamenti tra concerti, installazioni, performance audio-visuali, laboratori e incontri concentrati dal 24 settembre all’1 ottobre – La Biennale di Venezia, nella sezione Musica, si presenterà (SE ESCE DOPO, si è presentato. DURANTE si presenta)al suo pubblico. E pure quest’anno – afferma il presidente Paola Baratta – l’apporto dei giovani si farà sentire “riconfermando la volontà della Biennale di far conoscere al mondo le più importanti esperienze di singoli compositori e di ensemble che hanno iniziato un percorso, spesso con successo, nel mondo della musica contemporanea”.

Il concerto inaugurale del 24 settembre, al Teatro alle Tese, rende omaggio a Peter Eötvös affiancato dalla grande orchestra SWR Sinfonieorchester Bade-Baden und Freiburg. Il celebre compositore e direttore d’orchestra riceverà infatti nel corso della serata l’ambito Leone d’Oro alla carriera con la seguente motivazione: “Direttore d’orchestra di precoce ed enorme talento, è stato assistente per molti anni di Karlheinz Stockhausen, sia come compositore che ben presto come direttore prediletto dei suoi lavori, incluse le grandi opere create alla Scala trent’anni fa (fra cui Donnerstag aus Licht, 1981). Anche Boulez, dagli anni ’70, gli ha affidato la direzione musicale del neonato Ensemble Intercontemporain. Queste esperienze straordinarie al fianco dei più grandi compositori hanno immerso Eötvös in un fiume ricchissimo di pensiero e pratica musicale, formando un musicista e un artigiano assolutamente completo, che negli ultimi vent’anni ha mostrato una fecondissima forza creativa di compositore. In entrambe le attività, Eötvös unisce una conoscenza e un orecchio di rara finezza ad una allegria iconoclasta e sperimentale”.
Un concerto che si presenta come un doveroso tributo alle ascendenze bartókiane della musica di Eötvös con l’esecuzione di Tanz-Suite, un brano oggi raramente eseguito, ma che a Bartók diede una improvvisa popolarità, cui sono affiancati Konzert für zwei Klaviere e Replica di Eötvös, a mostrare i legami con la lezione del passato e insieme i suoi sviluppi più avanzati, e una degna conclusione sulle note di Agon di Stravinskij, partitura per balletto, un genere in cui il compositore russo ha sperimentato molte delle sue più importanti innovazioni musicali.

Un occhio particolare sulle formazioni più giovani, sulle novità della ricerca e sui nomi nuovi del panorama musicale internazionale grazie anche all’istituzione del Leone d’argento che la Biennale dedica proprio alle nuove generazioni e che quest’anno premia l’ensemble milanese RepertorioZero.
A Venezia RepertorioZero (27 settembre, Sala delle Colonne – Ca’ Giustinian) porterà un organico di quartetto d’archi elettrico e un regista del suono, figura imprescindibile per un programma che illustra gli sviluppi e le potenzialità dell’elettronica applicata agli archi, alternando nuove esecuzioni a brani che sono già parte del repertorio contemporaneo. Le novità sono a firma di Jean François Laporte e dei trentenni Carlo Ciceri e Andrea Agostini, accanto a Orchester-Finalisten di Stockhausen e Different Trains di Reich.
Anche lo Studio for New Music Moscow (29 settembre, Teatro Malibran) è una formazione recente, nata in seno al Conservatorio di Mosca e destinata a giovani orchestrali e compositori. A Venezia l’ensemble apre a un panorama musicale ancora poco noto come quello russo: accanto ai nomi consolidati di Vladimir Tarnopolski, più volte ospite della Biennale Musica, e di Faraj Karaev, ci sono quelli, alcuni non ancora trentenni e tutti da scoprire, di Olga Bochihina, Alexej Sioumak, Nikolaj Khrust e Vladimir Gorlinski.
Uno sguardo alle giovani generazioni, più precisamente quelle impegnate nella ricerca elettronica e informatica, si ricollega la presenza al 55. Festival del maggior centro di ricerca sul suono, l’IRCAM di Parigi, con due concerti (28 e 30 settembre, Conservatorio di Venezia) e un nucleo di laboratori che occuperanno l’intera settimana del Festival per mostrare a giovani compositori italiani un metodo di lavoro applicato alle ultime novità della tecnologia, con i programmi di scrittura più avanzati (Max, Max4Live, Open Music, etc.). I due concerti in programma presenteranno compositori particolarmente rappresentativi di questo fronte della ricerca – Franck Bedrossian, Yan Maresz, Yann Robin, Roque Rivas – e compositori italiani che all’IRCAM hanno studiato e si sono specializzati – Francesca Verunelli, Andrea Agostini, Daniele Ghisi, Eric Maestri, tutti trentenni.



Scritto, allestito e realizzato interamente da studenti del Conservatorio Benedetto Marcello, Privo sarò del cielo e de l’inferno – A patchwork opera (29 settembre, Conservatorio), e l’originale riproposta degli eventi Fluxus di Giuseppe Chiari e Giancarlo Cardini ad opera del Collettivo Rituale di Riccardo Vaglini (26 settembre, Conservatorio) rinnovano la felice collaborazione tra la Biennale e il Conservatorio veneziano, nata dalla volontà di valorizzare le migliori e più fresche energie creative.
Oltre alle presenze di spicco dell’Orchestra del Teatro La Fenice, partner ufficiale del Festival e presente in cartellone con diverse formazioni, e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai (27 settembre, Teatro Malibran), con il suo ensemble da camera interprete delle musiche di Giorgio Colombo Taccani, Massimo Botter, Unsuk Chin, Staffan Storm, Thomas Adés, ritorna alla Biennale la duttilissima FVG Mitteleuropa Orchestra (25 settembre, Teatro alle Tese). Diretta da Andrea Pestalozza, l’orchestra impagina un concerto con brani di Kent Olofsson, Vittorio Zago, Pasquale Corrado alternati a pagine di Aldo Clementi e Giacinto Scelsi.
Il 55. Festival presenta, inoltre, ensemble dinamici che hanno dato una scossa al mondo concertistico: l’italiano Sentieri Selvaggi che presenta un programma di musiche di Steve Martland, Christina Athinodorou, Carlo Boccadoro, Giovanni Verrando, Mark-Anthony Turnage, Steve Reich (28 settembre, Teatro Malibran), e l’Ictus Ensemble di Bruxelles, che rivela pagine di autori raramente eseguiti come Harry Partch, o anomali come Kurt Schwitters insieme a Iannis Xenakis, Fausto Romitelli e ai trentenni Eva Reiter e Hikari Kiyama (1 ottobre, Teatro alle Tese). Un altro ensemble fiammingo, testimonianza della vitalità di un’area, l’Hermesensemble è interprete di Lamento di Medea (26 settembre, Teatro Piccolo Arsenale), una produzione di teatro musicale in forma di concerto, complici il compositore Wim Henderickx e il poeta e scrittore Peter Verhelst. Geblendet (30 settembre, Teatro Piccolo Arsenale) è invece un lavoro sperimentale di teatro musicale che la Biennale condivide con Musik der Jahrhunderte Stuttgart e Musicadhoy di Madrid nell’ambito del Programma Cultura dell’Unione Europea. I racconti brevi di Thoms Bernhard sono all’origine di quattro quadri distinti affidati alle partiture di Michael Beil, Mischa Käser, Manuel Hidalgo, Filippo Perocco, alla regia del franco-tedesco Thierry Bruehl e all’esecuzione dei Quatuor Diotima di Parigi.
Un concerto solista per Michaël Levinas, splendido pianista oltre che compositore, alle prese con pagine di Beethoven, di cui ha inciso l’integrale delle Sonate, Ligeti e proprie composizioni (26 settembre, Sala delle Colonne – Ca’ Giustinian); mentre la formazione quartettistica d’archi del Teatro La Fenice (25 settembre, Teatro Piccolo Arsenale) sarà interprete di pagine di George Crumb, Dmitri Shostakovich e del lussemburghese Claude Lenners.
Una vera rarità sarà la prima audizione della versione a 8 canali di A floresta é jovem e cheja de vida di Luigi Nono, la cui ricostruzione filologica, ad opera di Veniero Rizzardi, parte dai materiali utilizzati per la produzione discografica del 1966 per restituire il pezzo nella sua originalità con tutti i suoi interpreti (25 settembre, Sala degli Arazzi – Fondazione G. Cini).
Nei primi due giorni del festival il Teatro alle Tese sarà trasformato in un grande strumento musicale con l’Arpa di luce del musicista e performer Pietro Pirelli, una installazione visiva e sonora che estenderà le sue corde-laser tra le colonne cinquecentesche del Sansovino, e anche solo al passaggio del pubblico provocherà effetti visivi e sonori. Mentre al Portego di Ca’ Giustinian verrà collocata, per tutto il periodo del Festival, un’altra installazione, Aura in Visibile.2, opera del compositore Luigi Ceccarelli. Al centro dello spazio un pianoforte a coda rigorosamente senza pianista che, sollecitato da eccitatori meccanici, progettati dal compositore e controllati tramite computer, rivela una voce inedita.
Sui temi e gli interrogativi che il titolo del Festival, Mutanti, sollecita si svolgerà poi – a metà percorso del Festival (29 settembre, Sala delle Colonne – Ca’ Giustinian) – il confronto tra lo scrittore Alessandro Baricco e il sociologo Mauro Magatti, professore dell’Università Cattolica di Milano e autore di Libertà immaginaria (Feltrinelli, 2009),
Il 55. Festival Internazionale di Musica contemporanea chiuderà l’1 ottobre con un “gesto teatrale” orchestrato dal direttore Luca Francesconi, dal nome emblematico Vogata rituale – cultura in memoriam.
L’originalissimo percorso partirà dall’Arsenale e porterà il pubblico lungo le vie d’acqua di Venezia fino all’isola di San Michele, dove riposano le spoglie di Stravinskij e di tanti grandi artisti. Una serata in compagnia della musica di Igor Stravinskij e Guillaume de Mauchaut, Luigi Nono e Gesualdo da Venosa, Claudio Monteverdi e Arvo Pärt, Verdi e Mozart: tutti autori che attraversano secoli di storia della nostra musica rappresentandone la memoria viva. E’ anche un saluto simbolico che esprime la necessità della memoria, oggi messa sempre più in secondo piano dalla rivoluzione “telematica” col web a farla da padrona. Un invito fortemente voluto da Francesconi a riflettere sui cambiamenti che questa rivoluzione produce nelle nostre vite, nel nostro pensiero e nel nostro futuro.
L’internazionalità dell’istituzione, del programma proposto e degli artisti coinvolti si sposa con il territorio locale attraverso la collaborazione con le orchestre e gli ensemble del Veneto, con istituzioni come il Teatro La Fenice, il Conservatorio Benedetto Marcello, l’Archivio Nono, la Fondazione Giorgio Cini, coinvolgendole in progetti specifici.
In questa prospettiva un plauso all’apporto della Regione del Veneto tramite programmi dei settori dello spettacolo dal vivo della Biennale di Venezia.
Rai Radio 3 avrà invece il compito di condurre la Biennale Musica oltre Venezia, a fasce più numerose di pubblico e di appassionati, raccontando, in diretta o in differita, i momenti salienti di questo festival.



